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Il modello bio +psico +sociale

L’essere umano è fatto di processi biologici. Su questa base è stato costruito, nel corso del ‘900, il cosiddetto modello “biomedico”. Questo strumento di analisi interpreta la malattia essenzialmente come un “guasto” della macchina biologica determinato da agenti patogeni. Isolando e intervenendo su questi “attori” della malattia, si può isolare e colpire la sua causa, restituendo l’essere umano al suo stato precedente di salute.

L’evoluzione del modello biomedico, è rappresentata dal cosiddetto modello bio-psico-sociale. 

Fondato sulle solide basi dell’evidenza scientifica, il modello bio+psico+sociale aggiunge due dimensioni all’impostazione biomedica: quella “interna” o personale (psicologica) e quella “esterna” o contestuale (sociale).

Il modello bio+psico+sociale promuove l’idea di una stretta connessione tra cervello, mente e corpo, sottolineando la profonda interazione tra differenti piani dell’esistenza all’instaurarsi di condizioni di malattia e nella costruzione di percorsi di salute. È un approccio “olistico”, aggettivo che deriva dal greco e significa “intero, globale”. Intero, complesso, unico come lo è ogni persona.

Il modello bio+psico+sociale è molto importante per me.

L’approccio bio+psico+sociale mi incoraggia a considerare i miei pazienti come individui irripetibili, ciascuno con un insieme unico di caratteristiche che contribuiscono alla loro condizione, piuttosto che come casi da suddividere sulla base di analoghe condizioni patologiche.

Ogni problema di salute è influenzato da molteplici fattori. Spesso si manifesta a partire da un evento traumatico (malattia, infortunio, intervento chirurgico), ma sempre prende forma nelle specifiche caratteristiche individuali (biologiche, psicologiche, sociali) della persona che lo vive e lo sperimenta.

Queste considerazioni sono fondamentali: secondo l’approccio bio+psico+sociale, infatti, ci prendiamo cura della persona, non della sua malattia.

L’ascolto attivo

“C’è una differenza fra ascoltare realmente e aspettare il proprio turno per parlare” 

– Ralph Waldo Emerson 

Una delle abilità comunicative più difficili da imparare è dare al nostro interlocutore il rispetto e la considerazione che merita essendo “completamente presenti” nella conversazione con tutta la nostra attenzione.

Ascoltare significa sentire intenzionalmente ciò che viene detto, cercando di capire i valori, i pensieri e gli atteggiamenti della persona che abbiamo davanti.

Ascoltare non è un’operazione passiva.

Ascoltare con empatia è un modo di connettersi profondamente con un’altra persona e l’ascolto empatico può essere particolarmente impegnativo. L’empatia non coincide affatto con la compassione, implica una connessione più profonda, una realizzazione e comprensione del punto di vista dell’altro. 

L’ascolto attivo richiede concentrazione, ma permette di dimostrare agli altri il nostro reale interesse per le loro opinioni, di guadagnare fiducia e di acquisire una comprensione più profonda delle situazioni.

 L’ascolto attivo mi aiuta a determinare il tipo di intervento più efficace, a facilitare l’introduzione di eventuali cambiamenti, identificando e affrontando le preoccupazioni che le persone vivono, per poterle coinvolgere realmente nel loro percorso di salute, di cui sono protagoniste.

Conoscere la persona per la quale è richiesto il mio intervento e coloro che vivono e condividono la sua storia (il partner, i figli, la famiglia, e tutti i cosiddetti caregiver) è il momento iniziale di ogni percorso di salute in cui sono coinvolto. 

Per questo l’ascolto è il primo fondamentale strumento nella mia pratica professionale. Un ascolto non giudicante, rispettoso del vissuto e delle dinamiche che hanno determinato e determinano la condizione della persona.

Ascoltare attentamente può essere la cosa migliore per creare una relazione più efficace.

Tutti abbiamo bisogno di essere ascoltati da coloro che ci sono più vicini. Qualsiasi siano le circostanze, un ascolto efficace ha un’alta probabilità di trasformare la relazione in modo positivo.

Ascoltare con attenzione e rispetto ci permette di avere la fiducia dei nostri pazienti, di comprendere le loro preoccupazioni e paure, di raccogliere un’anamnesi adeguata e di conseguenza sviluppare insieme un programma efficace di cura, basato su una comprensione reciproca.

Un percorso di salute deve rispettare le preferenze e le necessità di ogni singolo paziente, evitando sempre soluzioni preconfezionate e identiche per tutti.

Affrontare ogni interazione ascoltando attivamente permette una comunicazione onesta e coerente con il paziente, aprendo la strada ad un percorso di salute più efficace e soddisfacente, per il paziente stesso ma anche per il fisioterapista.

L’esercizio terapeutico

Il corpo umano richiede mobilità, forza e coordinazione per muoversi liberamente e senza dolore.
A causa di condizioni mediche o infortuni, possiamo sperimentare dolore e perdita della funzione.

I trattamenti passivi spesso riducono il dolore e migliorano la mobilità solo temporaneamente, mentre l’esercizio terapeutico è efficace nel ripristinare la normale funzione muscolare e il controllo necessari per raggiungere i nostri obiettivi di benessere.

La scienza dimostra che i benefici dell’esercizio fisico sono indiscutibili e superano di gran lunga i rischi nella maggior parte delle persone. 

L’esercizio terapeutico è una delle competenze fondamentali su cui si basa la mia professione.

Ogni persona si presenta da me con problemi di salute diversi, necessità, difficoltà specifiche da superare e obiettivi differenti. Io utilizzo le mie competenze, tenendo in considerazione tutti questi fattori, per progettare un programma di esercizio personalizzato, semplice, adeguato alla condizione di ogni paziente, che aiuti a sviluppare sicurezza, autonomia, forza.
La sedentarietà ci mette a rischio di sviluppare molte condizioni croniche come mal di schiena, osteoporosi, affaticamento, insonnia, malattie cardiovascolari, problemi respiratori, incontinenza, alcuni tipi di tumore.
Una regolare attività fisica può aiutare a migliorare o prevenire queste condizioni.

L’esercizio fisico è il farmaco migliore che abbiamo a disposizione, ma forse il più sottovalutato: riduce il dolore, aumenta la forza muscolare, la flessibilità, migliora la qualità del sonno, riduce la fatica, la stanchezza, rafforza il sistema immunitario e la salute in generale, ha un impatto positivo sulla salute delle ossa, sul sistema cardiovascolare e sulla salute mentale.

L’esercizio terapeutico è utile in caso di:

  • Condizioni neurologiche (ictus, Parkinson, SM)
  • Dolore muscoloscheletrico
  • Cancro (per aiutare l’efficacia della terapia, ridurre e gestire gli effetti collaterali e dopo il trattamento per riguadagnare la funzione, la resistenza, la massa ossea)
  • Osteoporosi e astenia muscolare

L’esercizio terapeutico aiuta a:

 

  • Migliorare la salute del cuore e dei polmoni e diminuire la pressione sanguigna
  • Migliorare l’equilibrio e il coordinamento (per ridurre la probabilità di cadute)
  • Migliorare la salute generale
  • Migliorare le prestazioni sportive