“Al termine del nostro percorso insieme, dovrà proseguire la fisioterapia a casa”.

Mi capita abbastanza spesso di rivolgere parole simili a queste ai miei pazienti, in particolare a coloro che affrontano un percorso di rieducazione funzionale (quando cioè non c’è stato un trauma o un intervento chirurgico, ma si sta male o non si è più in grado di fare certe cose per “abitudini” assunte nel tempo).

Casa è uno dei contesti in cui si “fa fisioterapia” e non solo per chi non ha la possibilità di spostarsi. Ci sono l’ambulatorio, la palestra, ma anche un sentiero di montagna può rappresentare un setting ideale in talune circostanze.

Il contesto o setting è davvero vitale per la buona riuscita di un percorso di riabilitazione. Il fisioterapista ne è ben consapevole, e per questo cerca di comprendere come rendere più semplice al paziente il proprio impegno, anche consigliando attività piacevoli confortevoli o divertenti per portare avanti il proprio percorso di benessere.

Uno dei setting che io preferisco nella mia attività clinica è senza dubbio l’acqua. Sarà perché rappresenta il mio elemento, ma trovo lo spazio confinato di una piscina una delle dimensioni migliori per realizzare un efficace percorso di riabilitazione.

L’acqua ha delle caratteristiche straordinarie, con delle preziose ricadute sul nostro stare nel mondo. Parlo innanzitutto delle proprietà fisiche, che permettono al corpo di muoversi con maggiore agilità e con movimenti più controllati. Ma non sono da sottovalutare anche gli effetti che si possono ottenere nell’accogliente atmosfera che una piscina alla giusta temperatura è in grado di restituire al nostro organismo.