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Immaginate di dover fare una visita medica. E’ la prima volta che vi rivolgete al professionista dal quale avete prenotato. Arrivati all’indirizzo che vi è stato indicato, suonate al citofono e raggiungete il piano dove si trova l’ambulatorio. Siete nella sala d’aspetto in attesa del vostro turno. Un fastidioso sfarfallio luminoso vi accoglie: il neon di una delle lampade è difettoso e la luce si accende e spegne ad intermittenza. Vi sedete su una seggiola tutto sommato comoda, ma la stoffa che avvolge la seduta è lisa e si notano segni di scarsa igiene.

L’aria nel locale non è proprio leggera. Sembra che le finestre non vengano aperte da tempo…

La prima impressione è senza dubbio importante. Nella situazione che ho descritto, la sensazione di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato vi sarà senz’altro passata per la mente già dopo pochi istanti. Personalmente, non avrei aspettato oltre e me ne sarei andato senza rimorsi. Qualcun altro magari avrebbe comunque dato una chance al nostro medico, ma qualche riserva, ne sono certo, sarebbe entrata nello studio insieme al neo-paziente.

Il contesto è un aspetto fondamentale per la buona riuscita di un intervento fisioterapico. All’università ci hanno insegnato a chiamarlo setting. Il termine a me piace, anche perché richiama alla mente il cinema, il set, un ambiente costruito appositamente per la costruzione di una narrazione.

Qualcosa di simile accade anche dal fisioterapista. Si prepara il setting per accogliere il paziente e metterlo nelle condizioni ottimali per poter ottenere il massimo dal trattamento.

In contesto domiciliare, si adegua l’ambiente abitativo, temporaneamente o per un periodo prolungato, così da garantire la massima sicurezza durante la seduta e permettere alla persona più agevoli spostamenti.